Spingere i collaboratori a dare il meglio di sé è una delle sfide più complesse per chiunque si trovi a gestire un gruppo di lavoro. Se in passato pensatori come Aristotele, Adam Smith, Sigmund Freud e Abraham Maslow hanno cercato di comprendere la motivazione umana basandosi solo sull’osservazione diretta, oggi le neuroscienze, la biologia e la psicologia evoluzionistica permettono di analizzare i meccanismi interni del cervello umano.
La ricerca basata sul modello di Paul R. Lawrence e Nitin Nohria, accademici presso la Harvard Business School, indica che il comportamento umano è guidato da quattro impulsi emotivi fondamentali, radicati nella nostra evoluzione. Soddisfare questi impulsi incide direttamente sulle emozioni e sulle performance lavorative.
I quattro impulsi emotivi fondamentali sono indipendenti e non gerarchici, così li descrive Boris Groysberg sulla Harvard Business Review:
- L’impulso ad acquisire: spinge a ottenere beni materiali (denaro, alloggio) e immateriali (status sociale, promozioni). È un impulso relativo (ci si confronta sempre con gli altri) e insaziabile;
- L’impulso a legarsi: spinge a stabilire connessioni e relazioni con altri individui e gruppi. Se soddisfatto genera appartenenza e orgoglio aziendale; se ignorato causa isolamento. Spiega la forte identificazione dei dipendenti con il proprio team;
- L’impulso a comprendere: spinge a dare un senso al mondo circostante, cercando risposte e formulando spiegazioni. Nel lavoro si traduce nel desiderio di svolgere compiti significativi, stimolanti





