La formazione universitaria prepara il professionista dal punto di vista clinico, ma inevitabilmente dedica poco spazio a tutto ciò che accade dopo la laurea: aprire uno studio, organizzare un’attività, comprendere gli aspetti fiscali, amministrativi, organizzativi e deontologici. Sono proprio questi temi che, nei primi anni di attività, determinano spesso il successo o le difficoltà del libero professionista.
La laurea rappresenta un traguardo importante, ma è solo il punto di partenza della vita professionale. Terminato il percorso universitario, molti professionisti sanitari si trovano improvvisamente a dover affrontare decisioni che nessuno ha insegnato loro durante gli studi: come aprire la Partita IVA, quale forma organizzativa scegliere, quali autorizzazioni servono, come valutare un immobile, quali sono gli obblighi fiscali e quali responsabilità derivano dall’esercizio della professione.
È proprio in questa fase che si compiono alcune delle scelte più importanti dell’intero percorso professionale, decisioni che possono incidere in modo significativo sotto il profilo economico, organizzativo e amministrativo. Una corretta pianificazione iniziale consente di prevenire molti errori e di costruire fin da subito basi solide per la propria attività.
Ecco dieci aspetti che ogni neolaureato dovrebbe conoscere prima di iniziare la propria attività professionale.
1. Non esiste un solo modo di esercitare la professione
Molti neolaureati ritengono che l’unica strada per esercitare la professione sia aprire un proprio studio individuale. In realtà, le possibilità sono molteplici e ciascuna presenta caratteristiche, vantaggi e criticità differenti. Si può scegliere di associarsi con altri colleghi, condividendo spazi, attrezzature e costi di gestione; costituire una Società tra Professionisti (STP), beneficiando di un modello organizzativo più evoluto e della possibilità di operare nell’ambito del reddito d’impresa; oppure collaborare con ambulatori, poliambulatori o altre strutture sanitarie già organizzate, concentrandosi prevalentemente sull’attività clinica. La scelta della modalità di esercizio rappresenta una delle prime decisioni strategiche della carriera professionale e merita un’attenta valutazione sotto il profilo organizzativo, fiscale ed economico.
2. La Partita IVA è solo il primo passo
Aprire una Partita IVA richiede pochi minuti, ma impostare correttamente la propria attività professionale è una scelta ben più complessa. La scelta del regime fiscale (forfettario o ordinario), l’inquadramento previdenziale, i costi deducibili e la pianificazione fiscale incidono direttamente sulla sostenibilità economica dell’attività. Per questo motivo è fondamentale affidarsi fin dall’inizio a un commercialista esperto nel settore sanitario. Scegliere il professionista che seguirà gli aspetti fiscali e amministrativi non può basarsi esclusivamente su rapporti di amicizia o di parentela: è necessario individuare un consulente che conosca le peculiarità delle professioni sanitarie, la normativa di riferimento e le specifiche problematiche del settore, così da poter supportare il professionista nelle decisioni più opportune sin dall’avvio dell’attività. Nei primi mesi di attività, inoltre, molti professionisti si trovano ad affrontare dubbi estremamente pratici: come si emette correttamente una fattura? Quando è possibile fatturare direttamente al paziente e quando, invece, la prestazione deve essere fatturata alla struttura sanitaria o al professionista con cui si collabora? Come deve essere predisposta una fattura per una collaborazione professionale?
3. La scelta dell’immobile
La scelta dell’immobile rappresenta una delle decisioni più delicate per chi intende avviare uno studio professionale. Molti professionisti valutano un locale soffermandosi principalmente sulla posizione, sulle dimensioni o sul canone di locazione, trascurando aspetti che possono rivelarsi determinanti. Prima ancora di firmare un contratto di locazione o procedere all’acquisto è indispensabile verificare la destinazione d’uso dell’immobile, la conformità edilizia e urbanistica, le caratteristiche strutturali, gli impianti, il regolamento condominiale e la concreta possibilità di svolgere l’attività sanitaria prevista.
Una volta individuato l’immobile, è altrettanto importante valutare gli interventi necessari per adeguarlo ai requisiti normativi vigenti. La progettazione di uno studio sanitario non può essere improvvisata: ogni professione sanitaria è soggetta a specifici requisiti strutturali, tecnologici e organizzativi che devono essere rispettati fin dalla fase progettuale. Affidarsi a tecnici con una specifica esperienza nel settore sanitario consente di pianificare correttamente gli investimenti, evitare costose modifiche in corso d’opera e realizzare uno studio conforme alle normative, sia nel caso di una ristrutturazione sia nella realizzazione di una nuova struttura.
4. Le autorizzazioni sanitarie non sono tutte uguali
Uno degli errori più frequenti è pensare che esista un’unica procedura per avviare un’attività sanitaria. In realtà, il percorso amministrativo varia in funzione sia del modello organizzativo scelto sia della normativa regionale applicabile. Ogni Regione disciplina, infatti, l’esercizio delle professioni sanitarie secondo regole proprie, che possono differire anche in modo significativo.
Le procedure previste per uno studio professionale individuale sono diverse da quelle di uno studio associato, di una Società tra Professionisti (STP), di un ambulatorio o di un poliambulatorio. Ciascun modello comporta differenti adempimenti amministrativi, requisiti strutturali, eventuali autorizzazioni sanitarie e obblighi organizzativi.
Conoscere queste regole prima di avviare l’attività è fondamentale per evitare ritardi, contestazioni, sanzioni e investimenti non correttamente pianificati. Ma la conoscenza della normativa è importante anche per chi decide di non aprire
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