Perché lavorare tanto non significa guadagnare tanto?
Prologo di Davis Cussotto
C’è una sensazione che molti titolari di studio odontoiatrico conoscono bene. È quella sorta di frustrazione che compare a fine mese quando, dopo aver corso tra una poltrona e l’altra per quattro settimane, con un occhio al conto corrente, si pensa: “Ma dove sono finiti tutti i soldi? Ho lavorato come un matto!”.
Il problema non è quasi mai clinico. Il problema è che la maggior parte degli studi viene gestita con il metodo del calderone. È una metafora che usiamo per indicare la scarsa consapevolezza dei meccanismi del fare impresa. Meccanismi che, quando ignorati, inesorabilmente possono portare “l’azienda” studio odontoiatrico fuori dal mercato. Per questo motivo Sigma Review inizia oggi a pubblicare il primo di una serie di 12 articoli su temi di gestione d’impresa a cura di Gianpiero Galasso.
Il metodo del calderone è un modo scherzoso che evoca l’Immagine di un grande pentolone dove buttate dentro tutte le fatture che arrivano: l’affitto, gli impianti, le utenze, il laboratorio, lo stipendi del personale. Tutto mischiato. Alla fine dell’anno, si guarda se nel pentolone è rimasto qualcosa. Se sì, bene. Se no, panico. Questo metodo funzionava negli anni ‘90 del secolo scorso. Oggi è la situazione è cambiata e questo approccio semplicistico si è trasformato in una trappola.
Per uscire da questa empasse occorre iniziare a fare chiarezza su alcuni concetti base di economia aziendale. Iniziamo a suddividere mentalmente le fatture in ingresso in due grandi gruppi. Smettiamo di utilizzare il termine “spese”. Questo ci aiuterà a identificare il gruppo dei costi fissi, legati all’esistenza della struttura e costi variabili legati alla produzione, al lavoro eseguito.
La metafora dello





