Intervista a Luigi Pais Dei Mori, Consigliere Nazionale FNOPI
In occasione della Giornata Internazionale dell’Infermiere del 12 maggio u.s., sono stati pubblicati in Gazzetta Ufficiale i decreti ministeriali che istituiscono tre nuove lauree magistrali specialistiche in area infermieristica. Un passaggio che conferma il percorso di crescita e valorizzazione di una professione sempre più centrale nel sistema sanitario italiano.
Ne abbiamo parlato con Luigi Pais Dei Mori, Consigliere Nazionale della Federazione Nazionale degli Ordini delle Professioni Infermieristiche (FNOPI) e delegato alla libera professione, approfondendo i temi dell’evoluzione normativa, dell’autonomia professionale, della sanità territoriale e delle sfide future legate alla digitalizzazione e all’intelligenza artificiale.
Andrea Tuzio (AT): Dott. Pais Dei Mori, negli ultimi vent’anni la professione infermieristica ha vissuto una profonda trasformazione. Quali sono stati i principali cambiamenti che hanno ridefinito il ruolo dell’infermiere nel sistema sanitario italiano?
Luigi Pais Dei Mori (LPDM): Se vogliamo comprendere l’evoluzione della professione infermieristica, dobbiamo partire dal suo sviluppo normativo.
Una tappa fondamentale è stata il D.M. 739/1994, che ha definito il profilo professionale dell’infermiere, seguito nel 1997 da quello dell’infermiere pediatrico. Il vero punto di svolta è però rappresentato dalla Legge 42/1999, che ha sancito il superamento del concetto di “professione sanitaria ausiliaria”, riconoscendo agli infermieri una piena autonomia professionale e responsabilità diretta.
Successivamente, la Legge 251/2000 ha introdotto il percorso dirigenziale e la laurea magistrale, mentre la Legge 43/2006 ha istituito i master specialistici ed iniziano i primi dottorati di ricerca, completando così il percorso accademico della professione.
Altre norme importanti, come il Decreto Balduzzi del 2012, la Legge Gelli-Bianco del 2017 e la Legge 3/2018, hanno ulteriormente rafforzato il ruolo degli infermieri, anche nell’ambito della responsabilità professionale e dell’ordinamento professionale.
Oggi la professione infermieristica è molto diversa rispetto a vent’anni fa: è una professione autonoma, altamente formata, responsabile e sempre più chiamata a rispondere ai bisogni complessi di una società che cambia.
AT: Dal prossimo anno accademico saranno attive tre nuove lauree magistrali specialistiche. Quale significato hanno per la professione?
LPDM: Si tratta di un passaggio storico, perché per oltre vent’anni la laurea magistrale ad indirizzo organizzativo e formativo ha rappresentato l’unica reale possibilità di crescita verticale. Con l’introduzione delle nuove lauree magistrali cliniche in Cure Primarie e Infermieristica di Famiglia e Comunità, Cure Neonatali e Pediatriche e Cure Intensive ed Emergenza-Urgenza, si riconosce finalmente la necessità di sviluppare competenze cliniche avanzate e altamente specialistiche.
È un investimento importante sul futuro della professione e sulla capacità del sistema sanitario di rispondere a bisogni assistenziali sempre più complessi.

AT: Oggi si parla sempre più spesso di autonomia professionale dell’infermiere. Come si traduce concretamente nella pratica quotidiana?
LPDM: L’autonomia professionale non è uno slogan, ma un principio giuridico e professionale consolidato: l’infermiere opera all’interno di un proprio ambito di competenza, assumendosi responsabilità dirette rispetto alle decisioni assistenziali che gli competono. Questo non significa lavorare in isolamento, ma collaborare con le altre professioni sanitarie all’interno di percorsi integrati di cura.
La formazione universitaria, i codici deontologici e l’evoluzione normativa hanno progressivamente consolidato questa autonomia, che oggi rappresenta uno degli elementi distintivi della professione infermieristica.
AT: Questa autonomia trova espressione anche nella libera professione?
LPDM: La libera professione rappresenta uno degli indicatori più importanti della maturità di una professione. Oggi
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