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QUANTO RENDE DAVVERO UNA PRESTAZIONE? COME MISURARE LA REDDITIVITÀ IN UNO STUDIO ODONTOIATRICO

Ci scrive un odontoiatra di Firenze, quarantenne, titolare di studio:  

“Mi occupo prevalentemente di chirurgia e protesi. Collaborano con me due odontoiatri che svolgono attività di endodonzia, conservativa e ortodonzia, oltre a due igienisti dentali e quattro dipendenti tra ASO e segreteria.

Nel 2025 lo studio ha registrato un fatturato di circa 850.000 euro.

Mi rendo conto che alcune prestazioni presentano costi molto elevati, sia in termini di materiali sia di tempo alla poltrona (penso, ad esempio, all’endodonzia), mentre altre sono fortemente gravate dai costi di laboratorio odontotecnico.

Faccio quindi fatica a costruire un tariffario che copra realmente il costo delle singole prestazioni. Mi è chiaro che il metodo “empirico” utilizzato da mio padre trent’anni fa, applicare un moltiplicatore fisso al costo dell’odontotecnico per la protesi, oggi non è più adeguato.

Ho sentito parlare del costo orario della poltrona, ma non so come calcolarlo correttamente. Potete darmi qualche indicazione?”


Partiamo dal calcolo del costo orario della poltrona, un dato basilare per determinare il Margine Operativo Lordo (MOL) dello studio odontoiatrico, ovvero per comprendere quanto effettivamente rimane nelle tasche del titolare prima che intervengano imposte e tasse a ridurne l’importo.

Il costo orario della poltrona si ottiene partendo dalla somma dei costi fissi che lo studio deve sostenere nell’arco dell’anno per rimanere operativo, anche nell’ipotesi, paradossale ma utile dal punto di vista contabile, che non entri alcun paziente.

Rientrano tra i costi fissi tutte quelle voci che non dipendono direttamente dall’erogazione della singola prestazione, tra cui, a titolo esemplificativo:

– il canone di locazione dell’immobile;

– le utenze (energia, acqua, gas, telefonia, internet);

– gli stipendi del personale dipendente;

– le parcelle del commercialista e del consulente del lavoro;

– i canoni di leasing e noleggio operativo;

– le coperture assicurative;

– le spese condominiali e, più in generale, tutti i costi necessari a “tenere aperta la porta dello studio”.

Si tratta, in sostanza, di costi che lo studio sostiene indipendentemente dal numero e dal tipo di prestazioni effettuate, e che proprio per questo devono essere correttamente imputati al tempo di utilizzo delle risorse produttive, prima fra tutte la poltrona odontoiatrica.

Una volta determinato il totale annuo dei costi fissi, il passaggio successivo consiste nel calcolare le ore “potenziali” di attività dello studio, facendo riferimento a tutti i riuniti effettivamente operativi.

Nel caso specifico, non essendo stato indicato il numero esatto di poltrone, possiamo ipotizzare, sulla base della struttura descritta, la presenza di tre riuniti odontoiatrici.

Le ore potenziali rappresentano il tempo teoricamente disponibile per l’erogazione delle prestazioni, e costituiscono il denominatore fondamentale per il calcolo del costo orario della poltrona.

Un riunito

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