In ambito sanitario, l’impianto elettrico è una componente essenziale della sicurezza clinica e organizzativa della struttura. La disciplina tecnica di riferimento è rappresentata dalla Norma CEI 64-8, Parte 7, Sezione 710, dedicata ai locali ad uso medico, mentre sul piano degli obblighi realizzativi e documentali assumono rilievo il D.M. 37/2008 e il D.P.R. 462/2001.
La logica della normativa è chiara: non tutti gli ambienti sanitari presentano lo stesso livello di rischio elettrico. Una sala d’attesa, un ambulatorio specialistico e una sala operatoria non possono essere trattati allo stesso modo, perché diverso è il rapporto tra impianto, apparecchiature e condizioni del paziente. Per questo, la Sezione 710 della Norma CEI 64-8/7 adotta una classificazione dei locali che costituisce il punto di partenza per definire misure di protezione, continuità di esercizio e requisiti impiantistici.
Locali di Gruppo 0
Sono gli ambienti nei quali non si impiegano apparecchi elettromedicali con parti applicate al paziente. In tali spazi non trovano applicazione prescrizioni speciali ulteriori rispetto a quelle dell’impianto elettrico ordinario.
Rientrano, tipicamente, in questa categoria:
- sale d’attesa;
- uffici amministrativi;
- corridoi;
- aree comuni.
Si tratta, in sostanza, di ambienti in cui non si svolgono attività sanitarie con interazione elettromedicale diretta sul paziente.
Locali di Gruppo 1
Sono gli ambienti nei quali si utilizzano apparecchi elettromedicali destinati al paziente, ma senza che ciò comporti, in via ordinaria, un supporto a funzioni vitali o procedure particolarmente critiche. In questi locali il livello di rischio è maggiore e la norma richiede misure aggiuntive di protezione.
Esempi ricorrenti sono:
- sale visita e ambulatori, con utilizzo di apparecchiature elettromedicali;
- locali per diagnostica di base;
- ambienti per fisioterapia;
- locali per attività odontoiatrica.
In tali ambienti la norma richiede, tra l’altro, un nodo equipotenziale locale e, per i circuiti terminali che alimentano prese a spina fino a 32 A, interruttori differenziali con corrente differenziale nominale non superiore a 30 mA, da scegliere di tipo A o B in funzione della possibile corrente di guasto.
Locali di Gruppo 2
Sono gli ambienti





