Con l’avvicinarsi della chiusura dell’anno, molti titolari di studi odontoiatrici si trovano di fronte a un paradosso tanto diffuso quanto frustrante: consultando il gestionale osservano numeri di produzione e fatturato particolarmente soddisfacenti, eppure, verificando la liquidità disponibile sul conto corrente o il risultato economico dell’attività, avvertono una persistente sensazione di affanno finanziario.
La domanda che sorge spontanea è sempre la stessa: dove sono finiti tutti i soldi?
Dietro questa apparente contraddizione si nasconde uno degli errori più frequenti nella gestione economica dello studio odontoiatrico: confondere il volume dei ricavi con la reale capacità dell’attività di generare redditività. I professionisti molto spesso valutano l’andamento della propria attività quasi esclusivamente attraverso il fatturato. Eppure, il ricavo misura il valore delle prestazioni erogate, mentre il margine esprime la capacità di quelle prestazioni di contribuire alla copertura dei costi e alla formazione del risultato economico.
Il fatturato racconta quanto lavora uno studio. Il margine racconta quanto valore economico riesce a trattenere. Un fatturato elevato può quindi trasformarsi in un indicatore ingannevole quando viene considerato isolatamente.
Emettere parcelle per decine di migliaia di euro non equivale automaticamente a generare ricchezza. Una riabilitazione protesica complessa, ad esempio, può produrre un ricavo significativo ma richiedere costi di laboratorio elevati, componentistica costosa, compensi importanti per i collaboratori e numerose ore di lavoro clinico. Il risultato è che una prestazione apparentemente molto remunerativa può generare un margine estremamente ridotto o, in determinate condizioni, addirittura una perdita.
Uno studio che registra fatturati record può dunque trovarsi in difficoltà economica se non conosce il costo effettivo delle prestazioni che eroga. Lavorare a pieno ritmo senza produrre margini adeguati significa, in sostanza, sostenere i costi e i rischi dell’organizzazione senza riuscire a trattenere una quota sufficiente del valore generato.
Per comprendere dove si disperde la redditività è necessario analizzare con attenzione la struttura dei costi.
Da una parte troviamo i costi variabili diretti, come le lavorazioni odontotecniche, i materiali specialistici, la componentistica implantare e i compensi dei collaboratori direttamente collegati alle prestazioni eseguite. Dall’altra troviamo i costi fissi della struttura, che devono essere sostenuti indipendentemente dal numero di prestazioni erogate: affitti, leasing delle attrezzature, stipendi del personale, utenze, manutenzioni
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