LEGGE GELLI-BIANCO, LA NUOVA “MAPPA” DELLA RESPONSABILITÀ SANITARIA: VERSO UN EQUILIBRIO TRA SICUREZZA E TUTELA

L’assetto della responsabilità sanitaria in Italia ha subito una radicale ridefinizione con l’entrata in vigore della Legge Gelli-Bianco (L. 24/2017), la quale ha trovato la sua compiuta declinazione operativa solo recentemente attraverso l’emanazione dei decreti attuativi, con particolare riferimento al D.M. 232/2023. 

Tale intervento normativo si è reso necessario per arginare una crisi profonda nel rapporto di fiducia tra cittadino e professionista sanitario, caratterizzata da un incremento patologico del contenzioso giudiziario. La tendenza a ricercare una responsabilità individuale anche a fronte di meri insuccessi terapeutici o eventi avversi ha infatti esposto i professionisti a una pressione legale costante, nonostante i dati statistici confermino che la maggior parte dei procedimenti penali si concluda con un’assoluzione per insussistenza di profili di reato.

Questo scenario ha generato il fenomeno della cosiddetta “medicina difensiva”, un atteggiamento clinico improntato alla prescrizione di prestazioni non necessarie o alla rinuncia a trattare casi complessi al solo fine di precostituirsi una prova di diligenza. Tale deriva, oltre a snaturare l’atto medico, comporta un onere finanziario insostenibile per il Sistema Sanitario Nazionale, quantificabile in svariati miliardi di euro annui, ed è aggravata da una crisi del mercato assicurativo che ha visto lievitare i costi delle polizze professionali. In questo contesto, il legislatore ha inteso porre la sicurezza delle cure e il risk management al centro del sistema, non per garantire forme

Continua a leggere

Il resto dell’articolo è riservato agli utenti registrati.

Visita le nostre pagine ufficiali

LEGGI ANCHE

spot_imgspot_img
spot_imgspot_img
spot_img
spot_img