Uno dei problemi che più frequentemente mette in difficoltà la gestione economica di uno studio odontoiatrico non è il numero dei pazienti, ma la qualità degli incassi. Un piano di cure “sottoscritto” non coincide necessariamente con un ricavo: finché il pagamento non viene incassato, rimane soltanto un credito.
Quando un paziente interrompe i pagamenti concordati o accumula ritardi significativi, la reazione immediata del titolare è quella di attivare procedure di recupero crediti, affidando alla segreteria il compito ingrato di sollecitare il saldo.
Nella maggior parte dei casi l’insoluto non nasce quando il paziente smette di pagare, ma nel momento in cui viene definito un accordo economico poco chiaro o non adeguatamente formalizzato. Prevenire questa dinamica, è molto più efficiente ed economico rispetto a qualsiasi azione di recupero tardiva.
La nascita dell’insoluto deriva, quasi sempre, da una carenza nella definizione degli accordi economici.
Quando un piano di cura viene accettato, la definizione delle scadenze economiche viene talvolta considerata un dettaglio secondario, quasi un elemento di disturbo nel rapporto di fiducia tra medico e paziente. Questo approccio crea una pericolosa ambiguità. Per evitare malintesi è
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