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martedì, 17 Febbraio, 2026

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GESTIONE E CONTROLLO DEL RISCHIO LEGIONELLA NEI LUOGHI DI LAVORO

Durante la pandemia, lo studio odontoiatrico del dottor Francesco Rende (nome di fantasia) era rimasto inattivo per diverse settimane. Nonostante la presenza di un piano di autocontrollo correttamente predisposto, il lungo periodo di fermo aveva determinato, a sua insaputa, un’importante proliferazione della Legionella all’interno dei circuiti idrici dei riuniti odontoiatrici. Dopo la riapertura, un paziente sviluppò una polmonite, probabilmente, da Legionella.


In seguito alla nebulizzazione dell’acqua liquida in microgoccioline (aerosol), infatti, la Legionella può essere inalata nell’organismo umano arrivando fino agli alveoli polmonari. Tale processo può determinare la patologia, denominata “Legionellosi” e, nella sua forma più acuta, la polmonite (detta malattia del legionario).

La malattia si manifesta generalmente in soggetti anziani, di sesso maschile, con deficit immunitario o in cattivo stato di salute.

Quali azioni sono necessarie, quindi, quando si registra un caso di “Legionellosi” in un proprio paziente?

Il titolare dello studio odontoiatrico deve immediatamente:

– sospendere l’attività clinica;
– comunicare all’ASL l’evento e collaborare con l’autorità sanitaria;
– procedere al campionamento microbiologico straordinario su tutti i circuiti idrici;
– procedere alla disinfezione con ipoclorito e conseguente sostituzione delle valvole di non ritorno dei riuniti odontoiatrici;
– fare una nuova verifica post-bonifica, prima della ripresa delle attività.

Sono altresì consigliate:

– procedure specifiche per gestire future inattività, come l’utilizzo di acqua sterile o sistemi di filtrazione dell’acqua che viene utilizzata all’interno del circuito idrico (es. osmosi);
– un aumento della frequenza dei campionamenti;
– installazione di filtri terminali da 0,2 μm sui manipoli;
– controlli tecnici trimestrali sullo stato dei circuiti idrici.

Nel caso specifico appare evidente la necessità di applicare misure tecniche, gestionali e di monitoraggio per limitare l’impatto di un evento imprevisto garantendo sicurezza e continuità assistenziale, facendo riferimento alle indicazioni riportate dalle “Linee Guida per la prevenzione e il controllo della legionellosi” 2015, dal D.Lgs. 81/08 e dal rapporto dell’Istituto Superiore di Sanità n. 27/2020 per la prevenzione del rischio legionella nei riuniti odontoiatrici.

La legionellosi rappresenta un rischio significativo in molte strutture lavorative, con un impatto particolare nell’ambito sanitario e negli studi odontoiatrici. La prevenzione e il controllo della Legionella non sono solo un obbligo normativo previsto dal D.Lgs. 81/08, ma una necessità concreta per tutelare pazienti, operatori e visitatori.

La gestione del rischio Legionella richiede un approccio continuo, multidisciplinare e documentato. Le Linee guida nazionali del Ministero della Salute indicano chiaramente le attività che devono essere incluse in un sistema efficace di prevenzione.

Vediamole nel dettaglio.

1. Valutazione del rischio:
– mappare tutti gli impianti idrici e aeraulici (serbatoi, ricircoli, docce, rubinetti ecc…);
– identificare i punti critici (zone di ristagno, tratti non utilizzati, punti con temperature favorevoli);
– individuare i soggetti più esposti e le aree a rischio elevato;
– definire le frequenze di controllo e monitoraggio.

2. Misure tecniche per il contenimento del rischio:
– eliminare dal circuito i tratti esclusi dalle correnti di flusso;
– installare dispositivi antiristagno in grado di far circolare l’acqua in continuo, in
particolare durante le pause lavorative;
– alimentare il circuito con soluzioni sterili, dopo averlo isolato dalla rete idrica
– disinfettare l’acqua con trattamenti in continuo o discontinui (periodicamente o tra un paziente e il successivo utilizzando disinfettanti di alto livello);
– flussare ciascuno strumento accendendolo a vuoto, all’inizio di ogni giornata lavorativa (tempo minimo 2 minuti) e prima di ogni intervento (tempo minimo 20-30 sec.);
– installare, subito a monte dei manipoli, filtri (≤ 0,2 μm) in grado di trattenere i microrganismi provenienti dall’interno del circuito.

3. Misure gestionali:
– Adozione di un piano di autocontrollo.
– Programmazione delle attività di manutenzione ordinaria e straordinaria.
– Redazione di un registro degli interventi eseguiti (flussaggi, sanificazioni, campionamenti, riparazioni).
– Formazione del personale sulla prevenzione delle infezioni da aerosol;
– acquisire, preliminarmente all’inizio delle cure, informazioni sulla salute del paziente, con particolare riguardo alle condizioni che definiscono il “rischio molto elevato”.

4. Monitoraggio microbiologico:
I campionamenti devono essere programmati secondo la valutazione del rischio e le Linee guida, almeno una volta l’anno qualora le misure di minimizzazione del rischio non vengano messe in atto e ogni volta che si verifichi un caso di malattia.
In caso di superamento delle soglie previste:
< 100 UFC/L: nessuna azione necessaria.
>100 UFC/L: sanificazione e revisione delle misure preventive.
Superate le soglie, il punto o l’impianto deve essere immediatamente escluso dall’uso fino al ripristino della conformità.

5. Sanificazioni periodiche:
– shock termico;
– disinfezione chimica (clorazione, biossido di cloro, monoclorammina, ecc.);
– trattamenti continuativi per il controllo del biofilm.

6. Procedure di messa fuori servizio e riattivazione (fondamentali in occasione di periodi di inattività, come festività, chiusure stagionali, emergenze):
– svuotamento e asciugatura dei serbatoi;
– flussaggi programmati;
– disinfezione dei circuiti prima della riapertura;
– campionamento di verifica prima della riattivazione delle apparecchiature.

La gestione del rischio Legionella deve essere interpretata come una strategia di prevenzione globale e continua. L’integrazione tra valutazione del rischio, manutenzione, controlli microbiologici e piani operativi specifici consente di proteggere efficacemente pazienti e operatori.

A cura di Valerio Carosi

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