Come cambiano competenze, leadership e organizzazioni nella sanità
Negli ultimi mesi ho dedicato molto tempo alla lettura e all’approfondimento dei temi legati all’intelligenza artificiale, spinta da una motivazione professionale prima ancora che dalla curiosità personale. Lavorando quotidianamente con persone e organizzazioni sanitarie, ho sentito infatti l’esigenza di comprendere quanto questa trasformazione tecnologica stia incidendo, e soprattutto quanto inciderà nei prossimi anni, sul nostro modo di lavorare, apprendere, sviluppare competenze e prendere decisioni.
Alcune letture mi hanno aiutata a osservare il fenomeno da prospettive differenti. Competere o sparire: Per un nuovo paesaggio europeo, di Mario Draghi, richiama l’importanza della capacità di innovare e mantenere competitività in uno scenario caratterizzato da un’accelerazione tecnologica senza precedenti. Leadership e Gestione delle Risorse Umane: Guidare persone e organizzazioni nell’era del cambiamento, di Emanuele Romano, riporta l’attenzione sul ruolo della leadership e sulla necessità di accompagnare lo sviluppo delle persone all’interno delle organizzazioni. Magnifica Humanitas, di Papa Leone XIV, pone invece al centro della riflessione la dignità della persona e il valore della responsabilità umana nell’epoca dell’intelligenza artificiale.
È stata tuttavia la lettura di Intelligenza, di Luca Tremolada e Silvia Zanella, a suggerirmi un cambiamento di prospettiva. Più che continuare a interrogarci esclusivamente su ciò che l’intelligenza artificiale sarà in grado di fare, dovremmo forse iniziare a riflettere su quali capacità saremo chiamati a sviluppare noi, come professionisti e come persone, per affrontare consapevolmente questa trasformazione.
La domanda più interessante, quindi, non è soltanto che cosa saprà fare l’intelligenza artificiale, ma che cosa dovremo diventare più capaci di fare noi.La trasformazione del lavoro e delle organizzazioni era già iniziata ben prima della diffusione dei sistemi di intelligenza artificiale generativa. La digitalizzazione, la crescente disponibilità di dati, la complessità normativa, l’evoluzione dei modelli organizzativi e la rapidità con cui circolano le informazioni stavano già modificando profondamente le professioni e il modo di esercitarle.L’intelligenza artificiale interviene in questo processo come un potente acceleratore, comprimendo i tempi necessari per svolgere attività che in passato richiedevano un significativo investimento di risorse. Ricerche, elaborazioni, sintesi e confronti possono oggi essere realizzati in pochi istanti, mentre informazioni prima difficili da reperire diventano molto più facilmente accessibili e differenti ipotesi possono essere formulate e analizzate con una rapidità impensabile fino a pochi anni fa.Queste possibilità rappresentano indubbiamente un’opportunità, ma introducono anche una questione che riguarda direttamente il futuro delle competenze professionali. Conoscenze e abilità costruite attraverso anni di studio ed esperienza possono perdere parte del proprio valore distintivo quando la tecnologia rende accessibili a un numero crescente di persone attività che in precedenza richiedevano una preparazione specialistica.In questo senso trovo particolarmente efficace una frase di Tremolada e Zanella: «L’AI alza il pavimento delle competenze, non il soffitto».L’immagine descrive bene ciò che sta accadendo. L’intelligenza artificiale innalza il livello delle prestazioni che anche persone con esperienze e competenze differenti possono raggiungere, rendendo accessibili risultati che in passato richiedevano conoscenze più specialistiche. Questo, tuttavia, non significa che le competenze avanzate diventino meno importanti o che l’esperienza professionale perda significato.Al contrario, quando alcune capacità diventano più diffuse, il valore distintivo della professionalità tende a spostarsi verso livelli superiori, nei quali assumono maggiore importanza la capacità di interpretare situazioni complesse, formulare valutazioni autonome e prendere decisioni appropriate.
Un altro passaggio di Intelligenza descrive il lavoro cognitivo routinario come un’attività che sta progressivamente assumendo le caratteristiche di una commodity digitale, ovvero qualcosa che può essere prodotto e reso disponibile con crescente facilità, riducendo il valore distintivo associato alla sua semplice esecuzione.Per le professioni sanitarie si tratta di un cambiamento particolarmente significativo, perché una parte del valore professionale è stata storicamente collegata alla disponibilità di conoscenze specialistiche alle quali il paziente aveva un accesso limitato. Oggi questa asimmetria informativa si sta progressivamente riducendo: un paziente può interrogare un sistema di intelligenza artificiale sui propri sintomi, confrontare trattamenti e ottenere informazioni su diagnosi, terapie e prognosi,
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